VALENTINA GURLI – PLURALE FEMMINILE 10 MARZO – 28 APRILE 2018

POETICHE VISIONI

Il lavoro fotografico di Valentina Gurli, che qui presentiamo in anteprima assoluta, s’impone subito allo sguardo come una splendida galleria di Donne che scorrono davanti ai nostri occhi caratterizzate da una costante: la forte pregnanza delle immagini che contengono sempre almeno due, alle volte anche tre, livelli di lettura.
Questa caratteristica le rende quindi immagini dense, ricche, con un senso non comune di profondità che le toglie dall’abituale percezione di lettura “piatta”, e magari anche veloce, della fotografia. Davanti a loro ci rendiamo conto che ci chiedono lentezza, perché non si tratta di brani o resoconti del reale, ma piuttosto di fotografie evocative, che vanno accolte con sintonia, indagate, penetrate, gustate.
Una porzione del lavoro, ad esempio, contiene chiari riferimenti ai resti della città di Pompei, scelta dall’autrice come simbolo ideale di bellezza ferita, di arte antica ma ancora non sfiorita, e allora qui le colonne, i mosaici, i muri sgretolati si fondono magicamente con volti femminili più o meno leggibili in filigrana, dando luogo a un melange di assoluta eleganza fra epoche lontane e diverse, ma perfettamente armoniche e complementari.
Il resto del lavoro, poi, vive in una dimensione atemporale, più astratta, volutamente priva di riferimenti visivi che possano darci una bussola e così ci ritroviamo a “navigare”, inizialmente anche un po’ piacevolmente “persi”, in uno spazio buio dal quale emergono volti, corpi, forme eleganti e sensuali, ma mai volgari, che ci regalano emozioni e sorprese visive, per la gioia dei nostri occhi.
E pian piano però, mentre ci inoltriamo in questa non comune bellezza, ci accorgiamo anche che la visione è come “disturbata” dalla presenza di un livello/filtro di interferenze visive determinate da riflessi, raschi, vibrazioni, movimenti, sfocature, macchie, segni del tempo.
E’ come se l’autrice avesse deciso di interporre un diaframma fra noi e la visione classica “pulita” per costringerci a toglierci da una lettura ancorata al reale e lasciarci andare invece verso il recupero di una profondità visiva e temporale che si allontana dalla superficie della carta.
Se collaboriamo in questo senso, allora viviamo la presenza di quei segni non come un disturbo ma come un valore aggiunto, un arricchimento, che ci fa gustare atmosfere e sapori del passato, ma senza decadenti nostalgie.
A questo contribuisce anche il cromatismo dominante del lavoro, giocato sapientemente con raffinati equilibri di seppia, grigi, bruni, rosa antichi.
Il tempo e la luce, da sempre gli artefici della Fotografia, vengono magistralmente impiegati dall’ artista che non disdegna anche la manipolazione digitale ma la veste abilmente di antico perché non arrechi danno emergendo con prepotenza.
Perciò in questa soffiata atmosfera le forme femminili sfumate vivono le loro movenze e avventure senza perdere il loro ruolo primario e ci suggeriscono sogni, ricordi, suggestioni.
Credo che Valentina Gurli, con questo lavoro, ci abbia regalato davvero una raffinata galleria di poetiche visioni che nutrono la nostra anima.

Testo di Guido Cecere

La mostra è a cura di Guido Cecere.

La mostra osserverà gli orari di apertura dello spazio due piani.

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Leonardo Fabris

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